Missione umanitaria in Croazia

Una delle attività storiche della So.Spe. è quella di portare aiuti e generi di prima necessità in paesi poveri. Ecco la testimonianza di alcuni volontari che hanno partecipato alla missione umanitaria in Croazia...
Ho sempre desiderato spingermi oltre i confini del mio paese per portare aiuto laddove vi fosse bisogno. Suor Paola mi ha proposto di andare con lei e qualche giorno dopo ero in viaggio con altri volontari a bordo di due pulmini colmi di cibo, vestiti e giocattoli da consegnare presso il centro Caritas di Klostar Ivanic.
Ci aspettavano giorni intensi, nei quali avremmo conosciuto famiglie povere, bisognosi di ogni tipo di aiuto psicologico e materiale.
Dentro di me sapevo che il tutto avrebbe smosso qualcosa di importante.
Il primo giorno abbiamo fatto visita ai ragazzi dell’istituto di “Oborovo”, una casa per diversamente
abili e orfani di guerra. Appena arrivati lo sgomento fu tale da lasciarmi pietrificata.
Il nostro pulmino era giunto inaspettato per i ragazzi, che accorrevano avvicinandosi incuriositi ed eccitati all’idea che tante persone fossero lì solo per loro.
Ciascuno aveva evidenti disagi fisici, altri mentali ma in tutti notavo una strana brillante luce negli occhi. Nonostante fossi abituata a relazionarmi con persone con tali bisogni, rimasi senza parole, forse perchè il tutto era accentuato dalla miseria e dalla povertà.
Coloro che non possedevano arti inferiori per camminare, avevano gli oggetti più svariati come sostegno; avevano abiti trasandati ma ciò che per loro contava eravamo noi disposti a dargli un momento di gioia.
Ogni cosa li incuriosiva e li rendeva felici. Volevano scattare foto insieme a noi, farci vedere dove vivevano. Mi sentii subito carica di un’ energia e di una forza mai provata fino ad allora e pensai a come è strano cogliere e avvertire la presenza di Dio proprio in un posto che sembrerebbe anche da Lui abbandonato.
I loro sorrisi, quella luce nei volti, la forza in me provata, mi spingevano oltre quelle apparenze a cercare la Sua presenza. Facemmo visita anche ad alcune famiglie con le quali la Caritas aveva stretti rapporti, proprio per supportarle e sostenerle.
Molti figli, mogli maltrattate e padri malati e senza lavoro: ancora povertà, ancora umiltà.
Ancora speranza e forza di credere in un prossimo che opera perchè…”farlo al più piccolo è come farlo a Lui.”

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